Evoluzione di un’Etna Rosso

Allora è vero che il vino è vivo…

Come scrivevo nell’articolo precedente, nella cena dell’altro ieri il calice (N’Anticchia, Nerello mascalese) si è trasformato in bottiglia, e la bottiglia Carlo me l’ha fatta portare a casa. Devo dire che a distanza di un giorno, ho ritrovato un vino diverso. Più morbido, con profumi che per una volta tanto riesco a distinguere.

Non pensavo che un vino potesse trasformarsi in questo modo.
Ok, l’ossigeno fa la sua parte, ma che intervenisse in questo modo non pensavo proprio.

Ho fatto un test drive chiedendo ai miei cosa sentissero nel bicchiere. Federico mi ha detto “uva” (aveva fame ed era palesemente distratto dal piatto che aveva davanti alle sue fauci). Stefania mi ha detto “fragola”. Io ho sentito effettivamente fragola e i famosi “frutti rossi”. Comunque molto, ma molto piacevole al palato. A mio avviso tannini molto più delicati rispetto a ieri (ma i tannini perdono efficacia dopo l’apertura?).

Anche il giorno dopo, una ulteriore evoluzione. Ancora più rotondo e ancora più profumato.

Confermo di essere affascinato dai vini siciliani.

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Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018. In giurie internazionali dal 2020. Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.

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