Çobo e i vitigni autoctoni albanesi

Potrei dire che è stato un caso, ma quando mi sono trovato a dover scegliere un posto i cui cenare a Tirana, l’occhio mi è istintivamente caduto su “Shandevere” e sul fatto che l’insegna recitasse “Çobo Winery“.

E’ da un po’ che mi interesso a produttori e vini albanesi, e questa mi sembrava l’occasione giusta per iniziare in vista del tour che mi sono prefisso di iniziare la prossima primavera. Ma troverò solo i vini o sarà l’occasione per fare una esperienza un po’più significativa?

Il locale è molto bello. Difficile non essere attratti dal suo dehor e soprattutto – almeno per quanto mi riguarda – da una offerta gastronomica (fialmente) locale e non pugliese come spesso accade qui in Albania (e non me ne vogliano gli amici pugliesi…). La scelta piace a tutti, ma a me in particolar modo in quanto la prima persona che incontro – guarda caso – è Muharrem Çobo.

Apparentemente burbero, ma solo nelle apparenze. Così come noi, apparentemente turisti, ma in realtà per niente turisti e interessatissimi sia alla sua offerta gastronomica (tutti) che ai suoi vini (io e Federico in particolar modo).

Muharrem è una presenza che si sente. E’ il padrone di casa, e come tale ci trasmette quel senso di fiducia che ci permette di dire “fai tu”.
Il rapporto cliente-ristoratore/produttore si è piacevolmente trasformato in qualcosa di più confidenziale, caldo, con uno scambio di riflessioni e impressioni, di racconti di vita professionale e personale… insomma, quello che piace a me. Ovvio poi che se il buon cibo viene accompagnato da altrettanto vino, la serata si fa decisamente piacevole.

Muharrem mette subito in chiaro due cose, il fatto che per lui il vino va bevuto – esprimendo qualche perplessità rispetto a quello che solitamente facciamo noi nella degustazione gustolfattiva– e il suo infinito rispetto per i vitigni autoctoni di Berat, la sua terra, quella nella quale il regime comunista aveva impedito per molti anni la produzione, poi ripresa nei primi anni novanta.

Abbiamo iniziato con due espressioni del vitigno Puls, dalla bolla Shandevere di grande freschezza e sapidità per passare a E Bardha e Beratit alla lettera “Bianco di Berat”, fresco e di grande carattere con un sorso molto pieno e adatto anche a piatti di sostanza, per poi passare allo Shesh i zi riserva 2015 , un vino che abbiamo abbinato a più piatti che che richiedeva sempre un ulteriore sorso. Piacevole, profondo, morbido, non aggressivo, caratterizzato dalle sue note di frutta scura e da una bella lunghezza. Abbiamo poi concluso con E Kuqja e Beratit – Vlosh 2019, anche questo un gran bel vino, con un sorso pieno e appagante, fatto di carattere ed eleganza allo stesso tempo.

Abbiamo anche provato un passito, ma servito “en passant“, in un momento di beatitudine. Un passito talmente diverso e piacevole che ce lo siamo goduto, distraendoci dal prendere qualunque di nota…
(Questa è la versione ufficiale. In realtà, questa era la scusa buona per tornare)

Shandevere“, una parola albanese che vuol dire “gioioso”, e che perfettamente calza con il nostro stato d’animo appena usciti dal locale di Muharrem. Qui ci siamo capitati per caso, ma torneremo, sia qui, per provare il resto dei suoi intriganti piatti della tradizione che a Berat, per visitare la sua azienda.

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Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018. In giurie internazionali dal 2020. Editor e Co-founder di TheUnique. Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.

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