Il Vino e i giovani: basta cambiare linguaggio?

Sono in piena sessione di esami nella mia facoltà di Enologia a Firenze, e non riesco a partecipare a tutti gli eventi che vedo arrivare nella mia mailbox. Vedo però sempre più crescere l’attenzione per l’argomento “vino e giovani”…

Nel corso dell’ultimo anno ho portato avanti il progetto Wining-giovani.it, una iniziativa finanziata dal bando Vitamina G di LazioCrea, dedicata alla diffusione della cultura del vino negli Under 25. Non ho quindi la pretesa di parlare per sentito dire, né avere l‘arroganza di parlare “dal basso” della mia giovane età, ma solo di raccontare il mio punto di vista sulla base della mia personale esperienza.

Mi piacerebbe ricevere feedback in merito a quello che sto per dire. Credo infatti che il confronto con quelli che spero un giorno possano essere miei colleghi, non possa che contribuire alla mia crescita professionale.

Chi potrebbe (e dovrebbe) parlare dei giovani.

Questo è il punto che mi preme sottolineare maggiormente.

A parlare dei giovani è spesso chi ormai giovane non lo è più da diverso tempo. Li chiamiamo affettuosamente boomers, e per quanto in questa fascia di età io trovi costantemente – e spero di continuare a trovare – formazione, informazione, ispirazione e consigli, penso che sull’argomento giovani debbano essere coinvolti i giovani in primo luogo.

Credo infatti che il punto di vista di un 20enne non possa coincidere con quello di un 50enne e che, di conseguenza, l’osservazione dello scenario, così come le possibili iniziative da intraprendere, soffrano di un vizio di forma.

In molti eventi legati al vino, mi sento come un pesce fuor d’acqua. Nonostante il mio lavoro e dedizione nel degustare (ne ho provati circa 2.000 dai 18 ai 21 anni se non di più), la partecipazione alle guide degli amici di vinodabere.it, le mie presenze ai tanti eventi e i miei studi di enologia, a parte chi mi conosce, quando mi presento ricevo una accoglienza “da pivello”, quasi come se un 21enne non potesse essere in condizione di essere incluso in situazioni “da grandi”. E conoscendo altri giovani appassionati ho avuto modo di capire che questa non è un problema che riguarda solo me.

Quindi, a mio avviso, la prima necessità è quella di prevedere una maggiore presenza di giovani –che siano cronologicamente giovani (giovani dentro vi vogliamo bene ma voi non valete) – agli eventi di vino, in particolar modo in quelli nei quali oltre al bere si possono condividere idee.

Il vino e i giovani

Seppur con alcune eccezioni, il vino, per i giovani non ha l’appeal che ha una qualsivoglia birra o super alcolico. Nei locali, di fatto, è difficile vedere un “under” richiedere un calice di vino: birra o superalcolico sono più “adeguati” e di tendenza…

Questo è un problema di costume, di comunicazione e, come vedremo in seguito, di linguaggio. I giovani hanno voglia di divertirsi e, il vino, allo stato attuale, non è percepito come divertimento, né associato ad altre forme di divertimento.

La degustazione

Facciamo finta di essere riusciti a mettere un gruppo di ventenni davanti al calice, e di aver detto loro di metterci il naso dentro. “Cosa ci senti?”. Ma cosa vuoi che ci sentano se sono (siamo) nati in città e le nostre narici sono abituate a tutto meno che ai profumi che possiamo trovare nel vino?

Nel mio progetto siamo partiti da un contest olfattivo. Abbiamo pensato che le probabilità di avere una risposta decente alla domanda “Cosa ci senti?” potessero aumentare solo “risvegliando” l’olfatto, facendo capire la differenza tra un rosmarino e una salvia, tra la vaniglia e un fiore. Solo a quel punto, spostando i sensi dalla monotonia cittadina, si può pensare di innescare un processo di ricerca, curiosità e apprezzamento per quello che si ha nel calice.

Il linguaggio

Quello che sento dire è che si deve usare un altro linguaggio. Si, è importante, ma non basta.
I tecnicismi del vino sono importanti quando si opera in un contesto professionale, ma tendono ad “allontanare” quando il target è quello dei giovani, o anche più semplicemente chi non è interessato al mondo del vino.

Mi sentirei di concludere questo paragrafo ripensando ad un vecchio video di Antonio Albanese, nel quale veniva parodizzato e portato allo stremo un sommelier…. Scena breve e divertente. Consigliatissima, ma… se anche la satira gioca su quel modo altisonante di fare, ci sarà un motivo? O meglio, non sarà il caso di parlare in modo tecnico e forbito in ambito professionale e in modo semplice quando si parla a un non-pro?

Forse sono queste le domande che chi lavora nel mondo del vino potrebbe iniziare a porsi, perché in un mondo dove l’unica costante è il cambiamento, la prima cosa che va cambiata è il nostro modo di porci davanti al nuovo.

 

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Federico Gabriele

Federico Gabriele

21 anni appena compiuti. Dopo tanti anni di teatro tra i quali tre anni di Accademia al Teatro Sistina, spettacoli e qualche musical al quale ho avuto l’onore di partecipare, continuo a cantare, recitare, ballare e doppiare, ma il richiamo del calice sta prendendo il sopravvento. Ho quasi concluso il secondo anno di enologia a Firenze, e ho preso coscienza del fatto che per capirlo, il vino, va studiato, ma soprattutto "frequentato". Oltre a Wining.it, ho lanciato il progetto wining-giovani.it dedicato agli under 25 e scrivo per www.theuniquemagazine.it

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