Il Vino “è tante cose”: urge un nuovo linguaggio ma anche competenze diversificate

Il vino è la “materia” più trasversale che io conosca. Ho legato con persone e scaldato l’ambiente – anche il più ostile – facendo virare la conversazione sull’argomento vino. Ho sempre di più la sensazione che il vino sia una sorta di “Vinavil” sociale: se lo butti nel mezzo funziona sempre.

Negli ultimi tempi ho partecipato a molti appuntamenti sul vino, sul turismo e sull’enoturismo e “sembra” – dico “sembra” – che la necessità di usare un linguaggio diverso, più semplice e immediato sia oramai una esigenza.

Vedo però da un lato manifestare una esigenza, e dall’altro riscontrare lentezza nell’affrontare questo cambiamento.

Forse per il fatto che parlare di cambiamento nel linguaggio presupporrebbe definire prima chi sia il proprio interlocutore. Personalmente, identificherei tre possibili destinatari: professionisti, neofiti, giovani.

Per i primi, non ho grandi cose da dire in quanto credo che la comunicazione attuale sia ben tarata su questo tipo di interlocutore, che si tratti di produttori, giornalisti, sommelier o enologi. Diverso invece dovrebbe essere, sempre a mio avviso, l’approccio per neofiti e giovani.

Aggiungerei anche una quarta tipologia di interlocutore che mi sento di definire “trasversale” in quanto deve avere caratteristiche comuni a tutti i gruppi, ed è quella di chi si occupa di enoturismo (o turismo del vino, se vi piace di più come definizione).

Tornando al tema del linguaggio, personalmente mi sono avvicinato al vino da molto meno tempo rispetto ai miei compagni di degustazione. Amici dai quali ho appreso e imparato tanto, e senza i quali la mia cultura in materia – per quanto sommelier – sarebbe stata molto più limitata.

La mia prima considerazione è stata quella di non voler fare quello che tanti altri facevano meglio di me. Ho la fortuna di frequentare persone che riescono a capire, alla cieca, vitigno, anno e produttore nel tempo record di un semplice antipasto. Potrei mai competere con loro? Ma neanche per idea.

E poi, vengo dalla comunicazione. Si, buono il vino, ma io sono affascinato dai racconti, dalle persone, dalle curiosità. Così come dal raccontare il vino a persone che ne capiscono poco o dal raccontarlo in contesti diversi, nei quali il vino non ha mai avuto posto. Però, sempre studiando, senza mai mettere da parte il desiderio (e la necessità) di crescere e sapere meglio di cosa stiamo parlando.

Sotto lockdown – quello pesante – mi sono divertito molto.
Una brochure, una idea, la cartaria sotto casa con la quale fare i pacchetti, un contrattino con un corriere e via…. una ventina di degustazioni online mettendo insieme produttori, giornalisti, sommelier e gente di spettacolo. Piccoli momenti di condivisione nei quali, nonostante l’approccio semiserio, posso dire che ci sia stato spazio sia per il divertimento che per “le cose serie”, e sempre nel massimo rispetto del prodotto, del produttore e dei professionisti coinvolti. (una sintesi dei momenti più divertenti la trovi qui)

Serve un linguaggio diverso? Penso di si. A mio avviso è necessario per avere un altro appeal verso altri mercati.

Quello del vino è un mondo che vuole aggiornarsi, che dice di volersi aggiornare, ma che poi comunicare prevalentemente in modo tradizionale. C’è ovviamente chi comunica usando un diverso linguaggio e una diversa immagine, coniugando tradizione e innovazione ma, a mio avviso, sono eccezioni.

Concludo dicendo che se è vero che vino ed enoturismo sono settori strategici per il nostro paese, il linguaggio dovrebbe prendere due strade ben distinte. Un linguaggio tecnico per gli addetti ai lavori e uno semplice, coinvolgente (oserei dire divertente) per tutti gli altri.

Oggi la parola “vino” vuol dire molto. Produzione, immagine, distribuzione, degustazione, marketing, turismo. Può esistere un profilo professionale capace di coprire tutte queste competenze? A mio avviso no.

Servirebbe una sana e produttiva “contaminazione”, o se vogliamo chiamarla in modo diverso, “collaborazione” tra i profili professionali coinvolti, ma sarà necessario prendere coscienza del fatto che a volte il marketing può costare più del prodotto stesso, e che non sempre chi si occupa di marketing potrà avere la competenza di chi nel mondo del vino ci vive da anni 😊

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Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018. In giurie internazionali dal 2020. Editor e Co-founder di TheUnique. Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.

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